Educare la distanza riflessiva: la scrittura accademica come artefatto cognitivo mediato dall’intelligenza artificiale
DOI:
https://doi.org/10.1285/i24995835v2026n1p177-187Parole chiave:
intelligenza artificiale, scrittura, apprendimento, riflessività, autorialità - artificial intelligence, writing, learning, reflexivity, authorship.Abstract
It
L’articolo esamina il rapporto tra scrittura e intelligenza artificiale generativa adottando una prospettiva storico-mediologica e pedagogica. Attraverso una ricostruzione delle trasformazioni della scrittura come tecnologia culturale – dalla tradizione orale alla stampa, fino all’ipertesto – il contributo mostra come ogni innovazione riorganizzi i regimi di mediazione, l’autorialità e le pratiche educative. L’introduzione dei modelli linguistici contemporanei è letta come ulteriore passaggio in questa genealogia: una forma di co-abitazione cognitiva che solleva questioni di autenticità, responsabilità epistemica e ridefinizione dei processi di apprendimento. I dati empirici raccolti in un corso universitario fungono da lente interpretativa per comprendere tensioni, oscillazioni e immaginari che emergono nell’uso dell’intelligenza artificiale (IA), a conferma della necessità di una mediazione educativa capace di orientare pratiche, significati e rischi nel nuovo ecosistema scrittorio. Alla luce di queste argomentazioni l’articolo propone di educare la distanza riflessiva come capacità di interagire modo generativo, consapevole e trasparente con i Large Language Model (LLM).
En
The article examines the relationship between writing and generative artificial intelligence through a historical–mediological and pedagogical lens. By reconstructing the transformations of writing as a cultural technology—from oral tradition to print, and later to hypertext—the contribution shows how each innovation reorganizes regimes of mediation, authorship, and educational practices. The introduction of contemporary language models is interpreted as a further step in this genealogy: a form of cognitive co-habitation that raises questions of authenticity, epistemic responsibility, and the redefinition of learning processes. The empirical data collected within a university course serve as an interpretive lens to understand the tensions, oscillations, and imaginaries emerging in the use of artificial intelligence (AI), confirming the need for an educational mediation capable of orienting practices, meanings, and risks within the new writing ecosystem. In light of these arguments, the article proposes educating reflective distance as a capacity to interact with Large Language Models (LLMs) in a generative, informed, and transparent way.
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