Un elogio della lezione frontale

Autori

  • Daniela Nuzzo Università Pegaso

DOI:

https://doi.org/10.1285/i24995835v2026n1p119-124

Parole chiave:

Lezione frontale; Intelligenza linguistica; Fenomenologia dell'apprendimento; Mediazione didattica - Vissuto. Linguistic intelligence; Phenomenology of learning; Didactic mediation; Lived experience.

Abstract

It
Il presente contributo intende riconsiderare la validità euristica e prassica della lezione frontale, sottrarla alle critiche di passivismo pedagogico e restituirla alla sua funzione di "evento" trasformativo. Muovendo dall’analisi della produzione scientifica, il nostro breve saggio esplora la convergenza tra la fenomenologia dei valori di Max Scheler e la teoria del pensiero narrativo di Jerome Bruner, delineando una didattica in cui la mediazione linguistica del docente si configura come un’architettura essenziale per la concettualizzazione del vissuto. L’ipotesi sostenuta è che l’intelligenza linguistica non operi come mero veicolo di trasmissione informativa, ma come organo di costituzione del pensiero: la parola magistrale funge da dispositivo che trasforma l’esperienza grezza in sapere strutturato e "sentito". Attraverso un confronto con alcuni modelli di "trasmissione" e "testimonianza", si argomenta che la lezione frontale, se orientata da una matura competenza affettiva, costituisce lo spazio liminale in cui il Logos incontra l'Eros pedagogico; in questa cornice, la lezione mira non all'accumulazione di contenuti, ma alla generazione di una metamorfosi soggettiva, offrendo all'allievo gli strumenti simbolici per abitare criticamente la complessità del reale.

En
This contribution aims to reconsider the heuristic and practical validity of the lecture, shielding it from critiques of pedagogical passivism and restoring it to its function as a transformative “event.” Starting from an analysis of the scientific literature, our brief essay explores the convergence between Max Scheler’s phenomenology of values and Jerome Bruner’s theory of narrative thought, outlining a form of teaching in which the teacher’s linguistic mediation emerges as an essential architecture for the conceptualization of lived experience.

The hypothesis advanced is that linguistic intelligence does not operate merely as a vehicle for the transmission of information, but as an organ for the constitution of thought: the teacher’s authoritative word functions as a device that transforms raw experience into structured and “felt” knowledge. Through a comparison with certain models of “transmission” and “testimony,” it is argued that the lecture, when guided by mature affective competence, constitutes the liminal space in which Logos meets pedagogical Eros. Within this framework, the lecture does not aim at the accumulation of content, but at the generation of subjective metamorphosis, offering the learner the symbolic tools needed to critically inhabit the complexity of reality.

 

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Pubblicato

27-06-2026

Fascicolo

Sezione

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