L’approccio educativo di Loris Malaguzzi: suggestioni pedagogiche in prospettiva inclusiva

Autori

  • Umberto Veneruso Università degli Studi di Salerno
  • Diana Carmela Di Gennaro Università degli Studi Salerno

DOI:

https://doi.org/10.1285/i24995835v2026n1p201-212

Parole chiave:

Inclusione; Prima infanzia; Progettazione educativa - Inclusion; Early childhood; Educational design;

Abstract

It
Il presente contributo mira ad analizzare l’opera e il pensiero pedagogico di Loris Malaguzzi, fondatore dell’esperienza educativa di Reggio Emilia, ponendo particolare attenzione alla sua profonda vocazione inclusiva. Il Reggio Emilia Approach, sviluppatosi negli anni Sessanta del Novecento fino ad assumere, successivamente, una caratura internazionale, si configura come un paradigma educativo incentrato sulla valorizzazione della diversità, sulla centralità del bambino e sulla costruzione di contesti educativi  partecipati, aperti ed estremamente flessibili. Malaguzzi elabora una concezione del bambino come individuo competente, attivo e dotato di una naturale curiosità esplorativa e creativa, riconoscendogli una capacità innata di apprendere e di esprimersi attraverso una pluralità di codici comunicativi e simbolici, sintetizzati nella celebre metafora dei “cento linguaggi”, che valorizza la ricchezza espressiva e cognitiva dell’infanzia (Malaguzzi,1995). Questa visione richiede un deciso superamento di modelli educativi prescrittivi e omologanti, promuovendo una concezione dell’inclusione nell’infanzia come importante processo volto a rimuovere discriminazioni, emarginazioni e ostacoli che possono andare a limitare il gioco, l’apprendimento e, chiaramente, la partecipazione attiva. L’inclusione, in tale prospettiva, si realizza attraverso la valorizzazione e mobilitazione delle risorse educative disponibili al fine di sostenere lo sviluppo di tutti i bambini; la pedagogia attiva, l’organizzazione per piccoli gruppi, la centralità dell’atelier e la pratica della documentazione rendono, giorno dopo giorno, tangibile questa visione pedagogica nei servizi educativi per l’infanzia (Bobbio, 2020). Un elemento che risulta essere distintivo dell’approccio malaguzziano è la pedagogia dello spazio, dove l’ambiente viene inteso come “terzo educatore” e progettato in maniera tale da stimolare curiosità, socialità nonché pensiero divergente; l’utilizzo di materiali informali, spazi aperti, luci, colori, superfici e percorsi sensoriali concorrono alla creazione di contesti inclusivi, attenti alle diverse posture e modalità espressive proprie dell’età evolutiva (Restiglian, 2012). Il pensiero di Malaguzzi si configura, dunque, come riferimento imprescindibile per l’educazione inclusiva contemporanea per la sua solidità teorica, operatività e rilevanza ancora attuale.

En
This contribution aims to analyze the work and pedagogical thought of Loris Malaguzzi, founder of the Reggio Emilia educational experience, with particular attention to his profound inclusive vocation. The Reggio Emilia Approach, which developed in the 1960s and later acquired international relevance, represents an educational paradigm centered on the appreciation of diversity, the centrality of the child, and the construction of participatory, open, and highly flexible learning environments. Malaguzzi formulated a conception of the child as a competent, active individual endowed with a natural exploratory and creative curiosity, recognizing in each child an innate capacity to learn and to express themselves through a plurality of communicative and symbolic codes. This idea is famously embodied in the metaphor of the “hundred languages,” which highlights the expressive and cognitive richness of childhood (Malaguzzi, 1995). This vision entails a decisive overcoming of prescriptive and homogenizing educational models, fostering an understanding of inclusion in early childhood as a fundamental process aimed at eliminating discrimination, marginalization, and barriers that may limit play, learning, and, ultimately, active participation. Inclusion, in this sense, is achieved through the valorization and mobilization of available educational resources to support the development of all children. Project-based learning, small group organization, the centrality of the atelier, and the practice of documentation make this pedagogical vision tangible day after day in early childhood schools (Bobbio, 2020). A distinctive element of Malaguzzi’s approach is the pedagogy of space, in which the environment is understood as a “third teacher” and designed in such a way as to stimulate curiosity, sociability, and divergent thinking. The use of informal materials, open spaces, light, colors, surfaces, and sensory pathways contribute to the creation of inclusive contexts that are attentive to the different postures and expressive modalities typical of developmental age (Restiglian, 2012). Malaguzzi’s thought, therefore, stands as an essential reference for contemporary inclusive education due to its theoretical solidity, operational nature, and continuing relevance.

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Pubblicato

27-06-2026

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