Call For Paper "Segni e Comprensione" N.115 (2027) - Deadline: aprile 2027
Intersoggettività e narrazione. Forme dell’esperienza tra sincronia e asincronia
La presente Call for Papers nasce a partire dal confronto sviluppatosi nell’ambito del I Seminario internazionale L’intersoggettività: narrazioni nell’immaginario letterario e cinematografico. Educare alla differenza, tenutosi presso l’Università del Salento il 15 maggio, a conclusione del Corso di Perfezionamento sull’intersoggettività promosso dalla Scuola di Alta Formazione Interdisciplinare per l'Innovazione e la Internazionalizzazione. Il confronto seminariale costituisce tuttavia soltanto il punto di avvio di una questione teorica più ampia, che la Call intende riaprire e approfondire in prospettiva propriamente filosofica.
Il problema
L’intersoggettività costituisce uno dei luoghi decisivi nei quali la fenomenologia interroga la costituzione della soggettività, dell’alterità e del mondo comune. Se l’esperienza dell’altro implica una qualche forma di condivisione, essa non coincide tuttavia mai con una piena sovrapposizione delle esperienze. L’altro è presente nella prossimità e nella distanza, nella consonanza e nella dissonanza, nell’incontro e nel differimento.
È precisamente questa tensione a rendere problematica la nozione stessa di esperienza condivisa.
La relazione intersoggettiva sembra infatti implicare, al tempo stesso, una qualche forma di coincidenza e l'impossibilità di una coincidenza piena. I soggetti possono condividere un tempo, uno spazio, un gesto, uno sguardo, una parola, un ritmo; ma tale condivisione non annulla la differenza delle loro prospettive, dei loro corpi, delle loro memorie, dei loro orizzonti affettivi e percettivi. L’esperienza comune non coincide dunque necessariamente con l’identità dell’esperienza.
È a partire da questa tensione che la Call propone di interrogare le figure della sincronia e dell’asincronia.
Assunte inizialmente nella loro dimensione temporale, esse possono essere intese in senso più ampio come modalità della relazione: la sincronia riguarda forme di consonanza, accordo, co-presenza e condivisione di ritmi; l’asincronia rinvia invece al differimento, al disallineamento, alla distanza, all’interruzione e alla non-coincidenza degli orizzonti esperienziali. Né l’una né l’altra costituiscono necessariamente una condizione positiva o negativa della relazione: entrambe possono rivelare differenti possibilità di costituzione del comune.
La questione diventa allora: che cosa accade all’intersoggettività quando la relazione non si costituisce nella coincidenza?
E, più radicalmente, è possibile pensare l’esperienza condivisa senza presupporre la simultaneità, la reciprocità o la trasparenza dei soggetti?
Dalla non-coincidenza del soggetto alla relazione con l’altro
Il problema dell’intersoggettività rinvia così a una questione ancora più originaria: quella della non-coincidenza del soggetto con se stesso.
Prima ancora di incontrare l’alterità come ciò che si presenta di fronte a sé, il soggetto sperimenta infatti forme di estraneità interna. Il corpo proprio può essere insieme familiare ed estraneo; la memoria può appartenere al soggetto senza essere interamente disponibile; il desiderio e l’affettività possono attraversare l’esperienza senza lasciarsi ricondurre a una piena padronanza di sé.
L’intersoggettività può essere pertanto interrogata anche a partire dall’intrasoggettività, là dove il soggetto non coincide pienamente con il proprio corpo, con il proprio vissuto e con la propria esperienza.
La non-coincidenza non rappresenterebbe, in questa prospettiva, una semplice difficoltà della relazione, ma una sua possibile condizione costitutiva. L’altro non è soltanto ciò che si trova al di fuori del soggetto: l’alterità può attraversare il corpo, la memoria, il desiderio e la stessa esperienza di sé.
Da questo punto di vista, la relazione non può essere pensata esclusivamente secondo il modello della reciprocità immediata. Essa può essere anche differimento, attesa, esposizione, distanza, mancato incontro, incomunicabilità.
Corpo, spazio e temporalità della relazione
La non-coincidenza assume una particolare evidenza nell’esperienza incarnata.
L’intersoggettività non si costituisce tra soggetti astratti, ma attraverso corpi situati, esposti e capaci di movimento, percezione e affezione. La relazione implica pertanto differenti modalità di occupare uno spazio, di condividere una prossimità, di orientarsi verso l’altro e di rispondere alla sua presenza.
La sincronia e l’asincronia possono essere così interrogate non soltanto come forme della temporalità, ma come modalità corporee e spaziali della relazione.
Un gesto può essere imitato o anticipato; uno sguardo può incontrare o eludere un altro sguardo; una voce può accordarsi con un’altra oppure arrivare troppo presto, troppo tardi o non essere ascoltata. La relazione può dunque configurarsi come modulazione continua di tempi, spazi, corpi e ritmi.
In questa prospettiva, anche la distinzione tra presenza e assenza, prossimità e distanza, consonanza e dissonanza acquista una portata fenomenologica: ciò che costituisce il comune non è necessariamente ciò che elimina la differenza, ma ciò che rende possibile una relazione attraverso la differenza.
Narrazione, immaginario e configurazione dell’esperienza
La questione dell’intersoggettività investe inevitabilmente anche le forme attraverso cui l’esperienza viene configurata, interpretata e condivisa.
Letteratura, cinema e arti non costituiscono soltanto ambiti nei quali l’intersoggettività viene rappresentata. Possono essere considerati luoghi nei quali differenti temporalità, prospettive, corpi, voci, silenzi e mondi vengono resi esperibili.
La narrazione introduce inoltre una particolare forma di temporalità: quella di un’esperienza che può essere raccontata dopo essere accaduta, anticipata prima di accadere, ripresa, interrotta, ricordata o trasformata attraverso il racconto. La narrazione può quindi rendere sensibile proprio ciò che la simultaneità tende a occultare: il differimento dell’esperienza, la distanza tra chi vive, chi racconta e chi ascolta.
In questo senso, anche il riferimento fenomenologico alla fantasia e al Fiktum apre una questione ulteriore: ciò che non è immediatamente presente può essere esperito secondo modalità proprie e contribuire alla configurazione del senso. Il possibile, il ricordato, l’immaginato e ciò che avrebbe potuto essere diventano così dimensioni attraverso cui l’esperienza dell’altro e del mondo può essere nuovamente interrogata.
L’immaginario non si colloca pertanto semplicemente al di fuori del reale, ma può costituire uno spazio nel quale la realtà dell’esperienza viene rifigurata, resa nuovamente interrogabile e sottratta alla presunzione di una coincidenza immediata tra esperienza e significato.
Ascolto, linguaggio e incomunicabilità
La non-coincidenza riguarda infine il linguaggio stesso.
La relazione con l’altro non coincide con la trasmissione riuscita di un contenuto. Ogni parola implica un ascolto, ma l’ascolto può essere differito, parziale, mancato o impossibile. Anche l’incomunicabilità può dunque essere interrogata non semplicemente come fallimento della relazione, ma come esperienza-limite capace di rendere visibile la distanza costitutiva che attraversa ogni rapporto con l’altro.
La voce, il silenzio, il rumore, la musica e il ritmo appartengono alla medesima problematica. Essi rendono sensibili forme di attesa, interruzione, accordo e disaccordo che non possono essere ricondotte alla sola trasmissione semantica.
Il ritmo, in particolare, può essere considerato come una figura paradigmatica della relazione: essere insieme può significare condividere un ritmo, ma anche attendere il ritmo dell’altro, seguirlo, interromperlo o non riuscire a entrarvi.
La differenza come condizione del comune
La questione dell’intersoggettività conduce così a ripensare anche il rapporto tra identità e differenza.
La differenza corporea, sessuata e di genere può essere considerata entro questa prospettiva non come un elemento da aggiungere successivamente alla costituzione della relazione, ma come una delle condizioni attraverso cui il comune stesso viene articolato. Corpi, voci, sguardi e forme dell’esperienza non accedono al mondo condiviso secondo una misura necessariamente omogenea.
Ne deriva una concezione dell’intersoggettività nella quale riconoscimento e alterità, prossimità ed estraneità, familiarità e distanza rimangono in tensione.
Anche la dimensione etica ed educativa può essere ricondotta a tale problema: non si tratta semplicemente di educare alla coincidenza o di produrre un consenso intorno alla differenza, ma di interrogare le condizioni attraverso cui è possibile abitare una relazione senza cancellare la distanza che la costituisce.
Questioni e possibili direzioni di ricerca
La Call invita pertanto a contributi teorici e interdisciplinari che affrontino, tra gli altri, i seguenti nuclei problematici:
- fenomenologia dell’intersoggettività, alterità e costituzione del mondo comune;
- intrasoggettività, estraneità a sé e non-coincidenza della soggettività;
- sincronia, asincronia, diacronia e pluralità delle temporalità dell’esperienza;
- temporalità condivisa, differimento, attesa, memoria e anticipazione;
- corporeità, intercorporeità e forme della presenza;
- spazialità vissuta, prossimità, distanza, assenza e abitare;
- percezione, sguardo, voce e punto di vista;
- affettività, desiderio, empatia e riconoscimento;
- ascolto, comunicazione, incomunicabilità e silenzio;
- consonanza, dissonanza e ritmo della relazione;
- differenza corporea, sessuata e di genere;
- identità, alterità e forme della coesistenza;
- fantasia, Fiktum, immaginario e possibilità dell’esperienza;
- narrazione, configurazione e rifigurazione dell’esperienza;
- letteratura, cinema e arti come forme di esperienza dell’alterità;
- suono, musica, voce e temporalità relazionale;
- dimensioni etiche dell’intersoggettività;
- dimensioni educative dell’esperienza della differenza;
- forme contemporanee della soggettività e dell’alterità;
- trasformazioni dell’intersoggettività negli ambienti digitali e nelle nuove forme di presenza e relazione.
La Call non intende pertanto assumere la sincronia e l’asincronia come una semplice opposizione binaria. Al contrario, esse costituiscono figure attraverso cui interrogare la pluralità delle forme della relazione e la possibilità stessa di un’esperienza comune.
La questione rimane aperta: se ogni relazione implica una qualche forma di condivisione, ma nessuna condivisione sembra poter cancellare la differenza delle esperienze, quale forma di comune è possibile nella non-coincidenza?
È a partire da questo interrogativo che la Call invita a ripensare l’intersoggettività come spazio dinamico nel quale soggetto e altro, presenza e assenza, prossimità e distanza, consonanza e dissonanza, esperienza e narrazione si costituiscono reciprocamente senza mai risolversi in una coincidenza definitiva.
