Nudità e senso del pudore nel Medioevo. Riflessioni in margine all’Epistola de balneis di Poggio Bracciolini

Autori

  • Carmelina Urso

DOI:

https://doi.org/10.1285/i11211156a29n1p77

Abstract

La descrizione, in una lettera scritta nel 1416 dall’umanista Poggio Bracciolini, della località termale di Baden, nell’attuale Svizzera, laddove uomini e donne, senza alcuna evidente malizia, si immergevano nudi e ntemporaneamente nelle vasche appena divise da un rozzo steccato, offre l’occasione per riflettere sulla mentalità e, in particolare, sul senso del pudore dell’epoca medievale. Le fonti attestano, da una parte, i rigori della legislazione laica (leggi d’età barbarica e bizantina, provvedimenti delle autorità comunali e regie, ecc.) e degli interventi ecclesiastici (penitenziali, e pronunciamenti delle auctoritates cristiane), dall’altra, nella iconografia e nella novellistica, una sorprendente libertà di costumi, lontana dalla sensibilità moderna. Le disposizioni delle autorità pubbliche, volte a impedire, dalla seconda metà del secolo XV, la promiscuità nei balnea pubblici, si inquadrano nella nuova tensione morale, politica e culturale che conferì forti contenuti sociali, o meglio “civici”, all’ammirazione tutta umanistica verso il corpo umano e provocò «un fenomeno di moralizzazione, cioè di controllo politico delle usanze di sociabilità».

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Pubblicato

15-10-2015

Fascicolo

Sezione

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