Il ṭalāq islamico e l'ordinamento giuridico italiano: profili di incompatibilità e prospettive di riconoscimento
DOI:
https://doi.org/10.1285/i22808949a2025n2p125-138Keywords:
Talāq islamico, Ripudio, Diritto di famiglia, Diritto internazionale privato, Riconoscimento di provvedimenti stranieri, Ordine pubblico, Uguaglianza tra coniugi, Non discriminazione, Diritto di difesaAbstract
It
Il contributo analizza la questione del "riconoscimento", nell'ordinamento giuridico italiano, del ṭalāq islamico (ripudio) pronunciato all'estero, forma di scioglimento del matrimonio riservata dalla legge solo al marito e fondata sulla sua dichiarazione unilaterale. Muovendo dal quadro giuridico di riferimento, rappresentato dalla l. n. 218/1995 e dai principi costituzionali in materia di uguaglianza tra i coniugi e tutela giurisdizionale dei diritti, l'analisi ripercorre l'orientamento della giurisprudenza italiana, tradizionalmente contrario a riconoscere effetti giuridici al ṭalāq islamico per contrasto con l'ordine pubblico sostanziale e processuale. Il contributo riflette poi sulla possibilità di un approccio più flessibile al riconoscimento del ripudio, idoneo a bilanciare la tutela dei diritti umani fondamentali (soprattutto quelli della donna ripudiata, allorquando l'istanza di riconoscimento proviene dalla stessa) con le esigenze di un contesto giuridico sempre più transnazionale.
En
The paper examines the issue of recognition in the Italian legal system of the Islamic ṭalāq (repudiation) pronounced abroad, a form of marital dissolution reserved exclusively to the husband and based on his unilateral declaration. Taking as a starting point the legal framework provided by Law No. 218/1995 and the constitutional principles of spousal equality and judicial protection of rights, the study reviews Italian case law, which has traditionally refused to recognize any legal effects of the Islamic ṭalāq due to its conflict with both substantive and procedural public policy. The paper then explores the potential for a more flexible approach to the recognition of repudiation, one capable of balancing the protection of fundamental human rights - especially those of the repudiated woman, when she herself seeks recognition - with the demands of an increasingly transnational legal context.
